Prima del “Dopo di Noi”, una triade di riflessioni: Persona, Comunicazione, Responsabilità.

E’ il momento di affrontare una questione fondamentale:
Qual è il bene finale che l’Istituto della “Tutela” e la Legge 112/2016 – “Dopo di Noi” – intendono effettivamente salvaguardare?
L’individuo sfavorito dalla nascita, o per accidente successivo, penalizzato nella sua capacità di agire, o, in definitiva, il patrimonio a lui riconducibile?


Molti riconoscimenti di incapacità di intendere e volere muovono forse da esigenze reali, o presunte, di mantenere integro il patrimonio rispetto a comportamenti eterodossi.
A fronte dell’invadenza di una realtà virtuale per la coscienza dell’IO, si avverte il bisogno di un nuovo umanesimo che dia speranza alla persona e che ponga urgente rimedio alle sempre più evidenti offese alla qualità di esistenza individuale e alla complessità e mutevolezza delle relazioni interpersonali.
Ci si sta rendendo conto che ai vantaggi della connessione Web, sempre più una piattaforma gigantesca, globalizzante e totalizzante, potente ed invasiva, si stanno accompagnando fenomeni di ottundimento del giudizio critico, di condizionamento mercantile, in definitiva una rete fuori controllo diretta a categorie di persone targhettizzate con il risultato di una informazione asimmetrica tipicizzata e con finalità potenzialmente poco trasparente per carenza di controllo.
E’ innegabile che ormai tutti parlano di tutto, spesso senza pensare e senza rispetto di ascolto per gli altri, specie se giudicati, talvolta senza scientificità, incapaci, fragili, oggetto di volontà altrui, condannati al silenzio e confinati all’affetto dei propri cari.

Lo sviluppo crescente della biologia e della medicina, l’approfondimento delle problematiche di bioetica, la definizione delle dinamiche relazionali individuali, familiari e sociali nelle varie stagioni o situazioni di vita, pongono nuovi interrogativi sia agli individui, sia alla società.
Molti hanno indagato le ragioni del male, della sofferenza, delle ingiustizie sociali, il disordinato svolgersi della storia dell’umanità, ma forse un approfondimento maggiore potrebbe essere dedicato al tema della “persona”, quale fulcro di libertà, razionalità, di essere pensante e comunicante di rosminiana memoria, ed al “principio di responsabilità” enunciato da Hans Jonas, secondo cui non può mai diventare diseducazione civica la partecipazione di taluno al processo decisionale, perché si colloca sempre in un’ottica di responsabilità e di valore finale, comunque espresso dell’atto di volontà.
Occorre ritrovare nel riconoscimento di sé la coerenza indispensabile ad una vita degna, perché la comunicazione, quale che sia, permette di ricollocare all’esterno la ricerca di una apertura verso il mondo, sinora negata.
Esistono barriere più difficili da abbattere di quelle architettoniche, come la malattia o la inabilità viste come colpa per persone condannate a vivere una precarietà esistenziale.
Né va dimenticato che la sofferenza occupa larghi spazi nella memoria delle persone direttamente coinvolte, spazi che sono piccolissimi o fugaci nella memoria degli altri.
Siamo tutti viaggiatori di quel treno a destinazione finale che è la vita e mentre ai più va bene perché può viaggiare in pienezza di facoltà e potenzialità, più o meno comodamente seduti, vi sono taluni, e non tanto pochi, cui tocca viaggiare su strapuntino disagiato e in silenzio, esposto a scuotimenti di vario genere, per apporti di non costumata educazione da parte di altri viaggiatori che negano la libertà di dire: io penso, io voglio, io esisto.
Prima della stagione dell’addio, c’è quella della vita e non solo quella della nostalgia della vita.
Sta a noi riempire la vita dei nostri figli e non essere solo egoisti dell’amore della loro presenza.
La evidente capacità della rete Web di influenzare ogni momento ed ogni scelta del nostro tempo può servire anche a trasferire i propri stati emotivi agli altri, e questo fa sì che le persone vivono le stesse emozioni con maggior o minor partecipazione.
Questo impatto pervasivo e i rischi degli algoritmi che dominano le nostre vite possono essere convertiti in una presa di coscienza sulle problematiche della disabilità e della fragilità, per il momento, a prevalente carico familiare.

Non si può più sacrificare la complessità della realtà della sofferenza del vivere con la realtà costruita del mondo virtuale.
Bisogna inventare un futuro possibile in cui trovi dignità anche l’accettazione e la cura delle cose buone e quelle meno buone della vita; sarebbe un vantaggio per la società nel suo complesso.
Rimane implicita la domanda su come in certe situazioni contingenti il primario diritto di libertà dell’uomo, di ogni uomo, abbia ad esercitarsi
per il prevalere nei rapporti tra Individuo e Autorità di una concessione di normalità e di integrità che ne condiziona pesantemente e tradizionalmente l’effettivo esercizio.
Si dovrà arrivare ad uno standard minimo di protezione della libertà d’essere anche per i nostri figli penalizzati da un sistema debole ed escludente per la prevalenza di una insufficienza della fase cognitiva e per un evidente deficit dell’accertamento di volontà.
Già ora, nella comunità internazionale, l’accento prevalente è posto sui diritti civili e sui diritti sociali della persona, e non più tanto su quelli dell’homo oeconomicus, e forse l’alba di questo nuovo umanesimo comincia a soffiare sul mondo, e da nutrimento alla speranza, nonostante la diffusa mortificazione della dignità e della libertà, della quale giorno per giorno veniamo a conoscenza.
Si tratta di far affiorare una volontà normativa giuridicamente vincolante che rimuova istanze politiche, religiose, economiche che hanno negato a tante fragilità un diritto di libertà ed il valore di atto significativo alla volontà comunque espressa.
Qui confermiamo il nostro impegno a far emergere un comune programma di rivendicazione di uscita dalla monade della categoria dei minus habens per le tante situazioni di vita reale ristrette nel limbo della fatalità, per rientrare tra i problemi che meritano attenzione ed interesse da parte dell’opinione pubblica, oltre che del legislatore e degli esperti.
Questi temi offriamo al dibattito.

Associazione La Ragnatela: A.R.